Poche scuse, unirsi sotto le bandiere del riformismo innovativo di Monti

Grazie al Foglio e al “Lambrusco in premio” potremo declamare il liberatorio: “Nunc est bibendum”. Più azzardato, con i tempi che corrono, sarebbe avventurasi nel seguito: “Nunc libero pede pulsanda terra”. Una lezione significativa di libertà è venuta, però, da Benedetto Della Vedova (“Ahi Letta” sul Foglio del 7 maggio). L’autore, esponente autorevole di Scelta civica (un movimento che non conosce la parola autocritica) non ha esitato a individuare i rischi che corrono il governo Letta e le forze che lo appoggiano, compresa quella di cui fa parte, nella quale alcune personalità, sedicenti espressioni della cosiddetta società civile, si sono precipitate a spartirsi – in modo puntigliosamente lottizzato tra le due confraternite azioniste di riferimento – le poltrone e gli strapuntini ottenuti dagli alleati di governo più potenti. di Giuliano Cazzola
4 AGO 20
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Grazie al Foglio e al “Lambrusco in premio” potremo declamare il liberatorio: “Nunc est bibendum”. Più azzardato, con i tempi che corrono, sarebbe avventurasi nel seguito: “Nunc libero pede pulsanda terra”. Una lezione significativa di libertà è venuta, però, da Benedetto Della Vedova (“Ahi Letta” sul Foglio del 7 maggio). L’autore, esponente autorevole di Scelta civica (un movimento che non conosce la parola autocritica) non ha esitato a individuare i rischi che corrono il governo Letta e le forze che lo appoggiano, compresa quella di cui fa parte, nella quale alcune personalità, sedicenti espressioni della cosiddetta società civile, si sono precipitate a spartirsi – in modo puntigliosamente lottizzato tra le due confraternite azioniste di riferimento – le poltrone e gli strapuntini ottenuti dagli alleati di governo più potenti. Purtroppo, il movimento fondato da Mario Monti sembra una sintesi tra Alleanza democratica e il Psdi: ha messo insieme l’arroganza e l’albagia della prima e la vocazione governativa – sempre e comunque – del secondo, in assenza di un’adeguata iniziativa politica. Scelta civica – si dice – ha meritoriamente lavorato per la costituzione dell’attuale compagine di governo. In verità, i “montiani” hanno evitato di associarsi ai drammatici errori della linea Bersani; poi hanno avuto la fortuna di essere trascinati dallo “tsunami” provocato dalla rielezione e dal discorso di Giorgio Napolitano.
Ma fino a che punto l’esecutivo guidato da Enrico Letta si muove secondo l’obiettivo dell’unificazione dei riformismi presenti in coalizioni prigioniere da vent’anni di un bipolarismo inconcludente e contro natura? Lo fa sicuramente sul piano politico, poiché lo sostengono, all’interno del Pdl e del Pd, le forze più responsabili, sia pure con sofferenza e per stato di necessità. Sono, invece, le proposte politiche ad assomigliare più a un mix delle tante promesse alla rinfusa che i maggiori partiti della coalizione hanno fatto agli elettori, piuttosto che alla continuazione dell’opera della “compagine dei tecnici”. Il governo pretende di tenere insieme minori entrate (in particolare: riduzione delle imposte sul lavoro, sospensione del pagamento di giugno dell’Imu in attesa persino del suo “superamento”, la mancata applicazione dell’aumento dell’Iva) e maggiori spese (un intervento a sostegno dei redditi più bassi, il rifinanziamento della Cig in deroga, la soluzione definitiva del problema degli esodati, gli incentivi per l’occupazione giovanile; tanto per ricordare gli interventi più importanti e più onerosi). Soprattutto per quanto riguarda le pensioni, oltre a voler strafare a favore della bolla mediatica degli esodati, sembrano essere in cantiere alcune misure di carattere strutturale, a revisione della riforma Fornero, che implicano la modifica di uno dei capisaldi del nuovo sistema: il superamento, seppur in modo drastico, della piaga dei trattamenti di anzianità. Analoghe considerazioni potrebbero riguardare la tolleranza con cui il governo assiste alla marcia indietro delle parti sociali sul tema della produttività, come Michele Tiraboschi e Pietro Ichino hanno ricordato sul Foglio. L’impegno finanziario richiesto dal programma implica necessariamente una revisione, significativa e improbabile, delle regole dei trattati costitutivi dell’Unione e della moneta unica. Così, gira e rigira, le forze politiche più importanti del paese non sono riuscite a immaginare nulla di diverso e di migliore che non fosse una crescita tramite il deficit spending, al grido di “basta austerità!”. E il cambiamento si trasforma nel ripristino dello status quo. Nei momenti migliori Monti assicurava che il suo governo non avrebbe mai attribuito alla perfidia di un’Europa matrigna l’impegno per il risanamento. Adesso si assiste al riaccreditamento corale della teoria insensata secondo la quale i guai dell’Italia deriverebbero dalla trappola del rigore imposto dalla Germania. Addirittura un ministro della Repubblica, Josefa Idem (nomina sunt consequentia rerum), ha dichiarato – senza ricevere alcun richiamo – che gli italiani hanno ragione ad avercela con la cancelliera Angela Merkel, a suo avviso responsabile della crisi in cui versa il paese. Che cosa è possibile suggerire, dunque, in tema di lavoro e pensioni, per vincere le casse di Lambrusco? Ben poco. E’ iniziato Termidoro. Basterebbe preservare, anche con le necessarie correzioni, il contenuto di innovazione dell’impianto Fornero, consistente nel tentativo di interrompere la prassi di usare il sistema pensionistico (tramite l’accesso precoce al trattamento di anzianità dopo anni trascorsi all’interno della rete degli ammortizzatori sociali) al servizio dei processi di riconversione e ristrutturazione produttiva. A ciò corrisponde il mantenimento, senza rinvii, dell’Aspi, che, a regime, semplificherà e ridurrà i periodi di copertura degli ammortizzatori sociali, consentendo di potenziare le politiche attive. Quanto ai contratti a tempo determinato si possono fare operazioni ben più serie della riduzione dei periodi intermedi (a cui ha già provveduto la contrattazione collettiva). Se si vuole attuare una misura incisiva, si elimini il “causalone” (certificato di finalità per contratti a tempo, ndr) nell’ambito di tutti i 36 mesi di durata massima dei rapporti a termine e si superi tale limite nella somministrazione.

di Giuliano Cazzola